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Articoli tecnici: LA STERILIZZAZIONE DELLE LENTI

come costruire un forno per la sterilizzazione ottica: premessa

 

M uffa. La parola terribile che rende inquieti le notti dei fotografi. Sappiamo tutti che per crescere come fotografi e per passare dal livello dilettantistico a quello professionale, occorre incrementare la dotazione delle proprie lenti. Le lenti sono tutto per noi. Io, specialmente, fin da piccolo, ero attratto dalle lenti. Il primo approccio l'ho fatto all'età di circa nove anni. Quando ebbi in regalo una lente da studio. Una cosa che sicuramente mi hanno regalato perché non sapevano che cosa farne. Il manico di osso scurito ed il contorno zigrinato argenteo della tenuta che circondava la lente, rendevano quell'oggetto da scrivania un elemento affascinante. Io iniziai a guardarci subito gli insetti ed il mondo piccolo che vive nei nostri giardini. Oggi, come allora, maneggiare un obiettivo fotografico mi stimola sempre. Sono disposto a spendere tutto ciò che posso per comprare obiettivi in gradi di farmi vedere ciò che ad occhio nudo è impossibile. Ne comprerei a migliaia. Ma c'è un pericolo, ebbene si, le nostre lenti professionali e costosissime hanno un acerrimo nemico: la muffa. Diramazioni capillari maligne e terrificanti distruggono tutto il fascino e deturpano la bellezza ed il fascino che hanno i nostri vitrei amici. Li violentano e tolgono loro tutto il valore che in essi noi riponiamo. Pertanto le odio. Odio le muffe. Dato che vivo su un'isola esposta ai venti di Scirocco, spessissimo il villaggio medievale in cui vivo si riempie di nebbia. Le case arrivano a 90 gradi di umidità ed i nostri igrometri impazziscono. Tutti abbiamo i deumidificatori, io ne ho due. Ma non bastano. Abbiamo spore del paleozoico che non sono mai morte, liofilizzate d'estate, si rianimano malefiche durante gli inverni umidi, in cui condensa l'aria fetida dello Scirocco. Per questo ho studiato un congegno per sterilizzare tutto. Macchine e lenti. Senza acqua e senza additivi, solo luce, la nostra amata luce.

 


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Come è scientificamente noto i raggi UV-C distruggono tutto, anche le nostre cellule epidermiche. Ho cercato sul mercato un forno per manicure. Grande abbastanza da farci entrare un 300 mm ed una macchina con vertical grip. Ma il forno non era abbastanza efficace per le lenti. Esse non possono essere posizionate in verticale, ma in orizzontale. Ogni forno è costruito con il lato maggiore in orizzontale, cioè a forma orizzontale, non verticale. Sennò sarebbe un bidone, un portaombrelli. Ma se sdraio un obiettivo dentro un forno sterilizzo solo la sua parte esterna. Per le macchine va bene pure quello orizzontale. Ma per gli obiettivi le lenti risulterebbero in ombra. Quindi un forno deve avere lo spazio necessario per le modifiche. Quindi deve essere acquistata una lampada UV specifica per le muffe, e cioè la lampada a UV-C da mettere al posto di quella normale, che si trova in alto nel forno, e che irradia i raggi verso il basso. Ma non abbiamo finito. La lampada che si trova in alto va bene per le macchine abbiamo detto, che verrebbero adagiate sulla parte bassa del forno. La lampada le sterilizzerebbe dall'alto verso il basso. Metti la macchina nel forno, chiudi il coperchio, accendi la lampada, uccidi le muffe, e ripeti la procedura in tutti e due i lati della macchina, ribaltandola.


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Per poter sterilizzare le lenti occorrerebbe un paio di lampade verticali che, posizionate ai lati, farebbero entrare la luce negli obiettivi adagiati sul pavimento del forno. Quindi occorrerebbero tre lampade: una in alto che irradia verso il basso; due ai lati che irradiano verso il centro passando attraverso le lenti degli obiettivi. Ma come inserirle e come collegarle all'alimentazione elettrica? Ho studiato a lungo sui siti internet di mezzo mondo ed ho trovato una ditta specializzata nella fabbricazione delle lampade uv-c negli stati uniti. Loro producono un kit. Il kit ha due lampade e la centralina per fare in modo che le lampade producano la giusta radiazione classificata come UV-C. Bisogna fare attenzione a questo, le lampade devono essere perfettamente calibrate per emettere la radiazione UV-C. Ma mancava l'ultimo tassello. Connettere la centralina all'alimentazione elettrica. Quindi ho inserito un trasformatore specializzato per i led, e quindi piccolo e lungo. Poi ho connesso il trasformatore all'altro impianto già esistente facendo attenzione ai cortocircuiti (ho anche bruciato un fusibile). Ho fatto le prove, e le lampade si accendevano tutte e tre. Poi le ho fissate ai lati. La ditta che mi ha venduto le lampade verticali ha anche dichiarato che esse sviluppano pochissimo calore. Pertanto ho usato delle semplici fascette per fissare le lampade verticali.

 

 

Adesso il vero dilemma. La luce UV-C penetra le lenti degli obiettivi? Utilizziamo la logica. Intanto c'è da dire che una buona lente non scherma le radiazioni, anzi, per schermarle occorre un filtro che si avvita alla parte frontale delle stesse ottiche, che evita appunto la penetrazione dei raggi uv-c. Per esempio quelli che rendono la neve rosa. Una seconda cosa che possiamo fare è vedere se le nostre lenti sono già filtranti. E come fare? Ho fatto delle foto con le lenti che devono essere sterilizzate. Le foto parlano chiaro, i colori azzurri delle lampade ci sono tutti. Ho fatto le foto anche con il cellulare, e quindi vedo con i miei occhi che la luce dentro alle lenti non cambia colore. Pertanto dovrebbero passare i raggi tanto temuti dalle spore. Quindi per sapere se il forno funziona occorre attendere. Io intanto metto a cuocere le lenti nel forno ogni venti giorni, per un quarto d'ora l'una. Ed anche se le sterilizzo solo fuori (almeno le spore esterne sicuramente muoiono), è sempre meglio che niente.

 

 

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il forno - immagini

qui sotto la galleria del forno in costruzione